History

Extreme Barbie Jeep Racing

Extreme Barbie Jeep Racing

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La corsa più pazza del mondo al confronto è completamente ordinaria. Anche Gumball, il rally non competitivo in cui è apparsa la Batmobile non regge al paragone. È la Extreme Barbie Jeep Racing, una gara riservata a piloti e veicoli completamente fuori di testa.

Si svolge infatti su un percorso sterrato a bordo di automobiline per bambini, proprio come la jeep di Barbie insomma. Il problema è che alla guida ci sono degli adulti e che le piste scelte sono quelle per le moto da cross. Tra radici, buche e sassi, i partecipanti non fanno altro che cadere a terra per poi rialzarsi, il tutto condito dalla ricerca della massima velocità.

Nato nel 2010 dalla casa di produzione cinematografica Busted Knuckle Films, sta diventando lo sport estremo più divertente nel panorama delle attività ad alto tasso d’adrenalina. Perché se è vero che si ride parecchio, i partecipanti ammettono che la paura non manca mai. Dopotutto, i percorsi sono accidentati, non si hanno freni e l’unica protezione ammessa è un casco.

Il fenomeno sta evolvendo alla velocità di una jeep per bambini e se vuoi che ci sia anche qui in Italia scrivici!

Roma Fringe Festival 2013

Roma Fringe Festival 2013

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Concepito come vetrina di grande rilievo, il Roma Fringe Festival è la prima manifestazione italiana dedicata al Teatro Off, prodotta da NeroArtifex, con la collaborazione del III Municipio di Roma Capitale. Un’iniziativa che ospiterà 54 compagnie e tre big, dando l’opportunità di concorrere per portare il proprio spettacolo al Fringe di New York e ricevere 2.500 euro come contributo per le spese di produzione.

Partecipare è molto semplice: possono aderire all’iniziativa singoli artisti o compagnie di tutto il mondo, presentando un progetto originale della durata di 50 minuti, e versando un contributo di 20€. Solo le prime 150 candidature, pervenute entro il 15 marzo, verranno prese in considerazione dallo staff del festival e tra di esse saranno individuati i partecipanti all’evento romano.

I 54 selezionati si esibiranno, durante il corso delle tre settimane del festival, con la loro opera, in tre repliche sui tre diversi palchi allestiti appositamente. Per accedere alla seconda fase occorre, però, versare una quota di 330€ per la gestione delle spese.

Info: fringeitalia.it

 

Games Vs Landscapes

Games Vs Landscapes

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“Stabilire una tensione con la realtà non solo per vederla da più punti di vista, ma per vedere-analizzando e variando-quello che prima non si vedeva e altrimenti non si vedrebbe.”

di Paul Cèzanne

Volendoci proiettare in un film di Woody Allen e lasciandoci inebriare da fumi e liquori, magari serviti da una sedicente cartomante, in tal caso il futuro potrebbe apparirci roseo.

In tutti i campi, arte, cinema, letteratura si assiste progressivamente a una propria visione del mondo e di quanto potrebbe realmente accade domani, ma solo di rado ci si è calati nel reale, ed e questa la nuova tendenza. L’architettura e il paesaggio, che ne sono una voce fuori dal coro.

Nel loro concretizzare e voler pensare al futuro delle generazioni sono professioni che determinano i cambiamenti e gli usi futuri del territorio, si avvicinano di più al concetto reale di quel che sarà.

Lo zeitgeist immaginario coevo propone un excursus su come il mondo dei videogiochi prefiguri e racconti le architetture del domani. L’ambientazione del videogioco fantascientifico svolge un ruolo di fondamentale importanza, che sempre di più si avvale di leggi fisiche e dettagli ingegneristici quanto più vicini alla realtà, spostando la concezione immaginaria in una dimensione reale.

L’approccio ergodico/configurativo ne sottolinea una non neutralità estetica, dalla forte carica innovativa, che ne identifica una peculiarità del videogame in questione.

Prendendo in eseme alcuni dei titoli più popolari, non a caso ambientati in paesaggi avveniristici rivisitati, come Assassin’s Creed (Ubisoft), ambientata nell’Italia risorgimentale dove l’antico si sposa con il moderno, Mafia II (2K) e la sua visione urbana della città piuttosto che nell’imminente L.A. Noire (Rockstar Games), passando per Haolo: Reach (Bungie), Call of Duty: Black Ops (Interactive) ha detenuto il record d’incassi nel primo giorno di vendita per un prodotto di intrattenimento e Starcraft con la sua progettazione sistematica urbanistica(Blizzard Entertainment). Non so quanti amici ho perso per questi ultimi due..

Halo: Reach che rincarna un pianeta lontano con ambienti naturali e architetture ispirate a Frank Lloyd Wright dove l’immagine della sua famosissima casa sulla cascata sembra apparire di rado, le architetture essenziali e minimaliste di Alvar Aalto, la costruzione degli insediamenti, la bioarchitettura, wetland ecc.. come in Word of Warcraft, sono punti di incontro tra fantascienza e innovazione, mischiata ad invasioni di forze ostili e minacce estranee.

Concludo esortando a non smettere di sognare, ognuno di noi con il suo mezzo..

Social Networks War “Games of Thrones Style”

Social Networks War “Games of Thrones Style”

HootSuite ha raffigurato la guerra tra i social network utilizzando l’immaginario della celebre serie televisiva.

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The JamBO, Urban Summer Festival

The JamBO, Urban Summer Festival

Un entusiaLogo The JamBOsmante weekend all’insegna della musica elettronica e dell’action sport si aprirà dal 14 al 16 giugno presso gli spazi espositivi di BolognaFiere. “The JamBO, Urban Summer Festival” è l’attesissimo evento per tutti gli appassionati del settore ma non solo: permetterà a tutti i visitatori di assistere per tre giorni e tre notti ininterrottamente a sport spettacolari come motorcross freestyle, skateboard, surf, wakeboard ospitando contest ed esibizioni di parkour, hip op dance, basket freestyle. Imponenti strutture costruite ad hoc su un’area outdoor di oltre 60 mila metri quadrati, con rampe e salti, due piscine, una per il surf (flowrider) e una per il wakeboard, e ostacoli e rail che simulano gli spazi urbani.

Gli atleti attesi saranno circa 160 provenienti da 24 paesi: vere icone degli action sport per la prima volta in Italia, come lo skater Pedro Barros – per la terza volta consecutiva medaglia d’oro agli XGames -, le star del motocross freestyle Josh Sheehan e Petr Pilat del team Red Bull, e gli scandinavi “Breddas”, Jeremia, Mattias e Benjamin Hoppe, tre fratelli accomunati dalla passione per il wakeboard.

Un evento da non perdere, un happening senza confini, un grande party in cui i visitatori sono coinvolti Chase_&_Statusdirettamente. Un mix di spettacolo e animazione alla portata di tutti, attrezzato con una grande spiaggia e campi per il beachvolley e il beachtennis, bar, punti ristoro e spazi chill out.  Musica no stop durante il giorno mentre a partire dalle ore 22, il padiglione 36 ribatezzato per l’occasione “The JamBO Star Stage”, 12 mila metri quadrati, mega palco e videowall, ospiterà performer di calibro mondiale della dance elettronica alternativa internazionale e le esperienze più avanzate del panorama italiano, come l’eclettico Riva Starr e il rap elettronico di Salmo. A partire dagli headliner che si esibiscono durante la serata d’apertura, venerdì 14 giugno, Zeds Dead, Rudimental e Chase & Status, fino alla chiusura domenica 16 giugno con l’esibizione di Armand Van Helden, The JamBO conta top star del calibro di Major Lazer, 2manydjs e James Zabiela, e talenti provenienti dalla vivacissima scena inglese come Ed Russel aka Tessela. L’Urban Summer Festival di Bologna Fiere è l’unica tappa italiana per Dizzee Rascal, la superstar del grime – la versione più elettronica dell’hip hop nata in Inghilterra come espressione della multiculturalità delle metropoli britanniche e che oggi, grazie alla recentissima collaborazione con Robbie Williams, è uno dei personaggi più seguiti della musica.

Think. Eat. Save.

Think. Eat. Save.

Factbread-01“Think. Eat. Save”. Questo il tema della Giornata mondiale dell’ambiente che si celebra oggi in ogni parte del mondo ( #wed2013 su Twitter). Un appuntamento fra i più consolidati, in scena dal 1972 sotto l’egida dell’Onu. Obiettivo: spingerci a riflettere sul concetto di spreco e su come ogni singolo atteggiamento quotidiano, moltiplicato per miliardi di individui, influenzi pesantemente la direzione in cui va il mondo.

 

Factcheese-01In una parola: consapevolezza. Oggi più che mai su mille fronti, per rendere le persone e le loro scelte protagoniste di un cambiamento obbligato. Il cibo, dunque, al centro dell’edizione 2013: secondo la Fao ne sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate all’anno mentre, per paradosso, una persona su sette soffre la fame. Stando ai numeri del Barilla Center for Food and Nutrition, invece, un europeo medio getta nel cestino ogni giorno l’equivalente di 720 calorie, un americano quasi il doppio. Due soli cittadini occidentali sprecano insomma in un solo giorno l’intero fabbisogno calorico medio di una persona.

Factsteak-01Cibo, però, significa molto altro: vuol dire per esempio moli incredibili di rifiuti e consumo spropositato di energia. Per produrre quel che ciascuno di noi butta ogni giorno, almeno secondo i dati di Last Minute Market, ci vogliono per esempio 60 metri cubi d’acqua e 832 metri quadri di terra arabile. Solo per l’Italia, 4 milioni di tonnellate di Co2. “ L’Europa e l’Italia devono lavorare su due leve – dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – la prima è quella di ridurre rapidamente l’uso delle fonti fossili che sono le principali cause di emissioni di Co2 soprattutto in Italia. L’altra leva su cui lavorare è il cambiamento degli stili di vita, il risparmio energetico degli edifici e la rimodulazione della mobilità in città“.
Factchicken-01Un’emergenza a 360 gradi, insomma, che tocca tutte le fasi della nostra vita. Compresa quella, magari meno sotto osservazione eppure essenziale, del lavoro. A un paio di giorni di distanza, il 7 giugno, si celebrerà infatti un’altra giornata dedicata alla sostenibilità, il Green Office Day. Un’iniziativa orientata, stavolta, a focalizzare sugli atteggiamenti che teniamo ogni giorno alla scrivania. Ecco il decalogo per ridurre la propria impronta energetica da subito, anche nel tuo ufficio.

 

Usa i mezzi pubblici per andare in ufficio
Sfrutta i trasporti pubblici. Sì, è complicato, soprattutto in Italia. Ma puoi usare la bici, soprattutto dove c’è un buon servizio di bike-sharing, oppure ricorrere al car-sharing o ancora al car-pooling. Risparmia il portafoglio, risparmi Co2 all’ambiente. E ti fai quattro chiacchiere.

Riduci l’uso della carta
È vero: anche l’archiviazione elettronica, magari cloud, ha i suoi costi ambientali. Ma le big company stanno facendo parecchio per ripulirsi di verde. Tu, intanto, stampa lo stretto indispensabile, meglio se fronte/retro o riutilizzando vecchi documenti, e ricicla vecchie buste per le comunicazioni interne. Sincronizza i dispositivi, non avrai bisogno di pezzi di carta per ricordarti impegni e appuntamenti.

Cancella le e-mail spazzatura
Stesso discorso: fai pulizia non solo sulla scrivania ma anche nel server della tua posta elettronica. Liberi spazio dallo spam, appesantisci meno il lavoro dei computer e risparmi tempo ed energia.

Riusa i vecchi materiali aziendali
Cancelleria, vecchio materiale aziendale, raccoglitori, ogni tipo di oggetto o gadget destinato alla morte solo perché ha un marchio diverso, un logo appena modificato o una sigla societaria superata. Dagli una nuova opportunità: dalla vecchia carta intestata, buona per le stampe, ai bloc-notes da portare a casa ai bambini passando per i raccoglitori per l’archivio cartaceo.

Occhio all’inchiostro
Non basta stampare il meno possibile: nel green office che si rispetti si sceglie di stampare sui fogli già utilizzati e soprattutto scegliendo l’opzione “bozza”, per consumare meno inchiostro e meno tempo.

Usa una tazzina di vetro o ceramica
Per un coffee break a impatto zero, usa una tazza riutilizzabile. Portatene una da casa o lava quella del cucinino. Non consumare quantità assurde di cucchiaini e bicchierini usa e getta. Nella ceramica il caffè è più buono. Se puoi, chiedi di programmare lo spegnimento della macchinetta.

Spegni il monitor del PC e non lasciare dispositivi in stand-by
Non cedere a chi dice che lo stand-by non consuma: si spreca energia, eccome. Ecco quanto ci costa il vizietto. Spegni il monitor (o imposta lo spegnimento automatico) non solo quando lasci l’ufficio ma anche in pausa pranzo. Stesso discorso per PC, stampanti e ogni altro apparecchio che non serve ad altri quando stacchi.

È primavera: spegni la luce
Anche se ancora non sembra del tutto, almeno in Italia, è primavera. Giornate lunghe e luminosità naturale in abbondanza. Spegni luci inutili (meglio se l’azienda usa quelle lampade a Led, durano dieci volte le vecchie lampadine) soprattutto quelle diffuse che servono davvero a poco. Anche i tuoi occhi ti ringrazieranno.

Tieni d’occhio le temperature
D’inverno bastano venti gradi. Meglio evitare di coprire i termosifoni con mobili e armadi per non bloccare la circolazione di aria calda. Ma per la bella stagione che va iniziando, fra primavera ed estate, non andare oltre i 5/6 gradi in meno rispetto all’esterno. Ovviamente – ma magari questo non puoi deciderlo tu, anche se puoi fartene portavoce – servirebbe uno a tecnologia inverter, climatizzatore che adegua la potenza alle effettive necessità e riduce i cicli di accensione e di spegnimento. Si risparmia il 30 per cento di energia.

Non esagerare. Neanche al bagno
Quando non siamo a casa, il nostro atteggiamento verso le risorse a disposizione cambia: siamo meno attenti, sprechiamo di più, sporchiamo. I bagni pubblici o condivisi ne sono un triste esempio. In realtà le regole non mutano: evita di sprecare dieci tovaglioli per asciugarti le mani o utilizzare quantità inutili di carta igienica. Anche perché le tappe alla toilette, in otto ore, non saranno poche.

Google Glass

Google Glass

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“Se una nuova invenzione funziona, e regge, il porno troverà un modo di sfruttarla, basta solo aspettare”. Lo dice Joanna Angel, ex porno star ora imprenditrice sempre nel medesimo campo con il sito Burning Angel. A lei e ad altri pezzi grossi dell’industria Business Insider ha chiesto cosa ne pensino delle possibili implementazioni pornografiche dei Google Glass e il primo pensiero per tutti è stato il porno dal punto di vista di uno degli attori. In pratica si tratterebbe di usare le tecnologia di Mountain View sia per vedere che per riprendere, ottenendo l’effetto a cui fino ad oggi ci siamo avvicinati grazie alle videocamere GoPro, quelle da tempo utilizzata per video dinamici, sorpattutto in soggettiva.

Il risultato sarebbe qualcosa che, come al solito, il cinema ha già da tempo immaginato e che per l’applicazione in questione avrebbe l’indubbio vantaggio delle mani libere, come sostiene Allison Vivas, presidente di Pink Visuals: “Penso che questi occhiali possano portare l’esperienza del porno verso un territorio in cui le mani sono libere, cosa che riduce di molto le distrazioni e non spezza il mood”.

Alana_0In realtà la leggenda del porno come viatico per le nuove tecnologie è contemporaneamente vera e falsa: è vero, infatti, che molti dei sistemi di video sono stati abbracciati per primi dal porno, ma è falso che il porno cavalchi qualsiasi novità, come dimostra l’avversione per l’alta definizione. Negli anni ‘80 la guerra tra VHS e Betamax fu vinta dal primo formato, nonostante fosse peggiore, soprattutto grazie all’endorsement dell’industria del porno che ha fornito un catalogo molto desiderabile di cui la concorrenza era priva (nemmeno il cinema, che infatti è morto), ma negli anni 2000 molte sono state le crociate dei porno attori (soprattutto attrici) contro l’alta definizione. L’avversione viene per l’eccesso di dettaglio che mette in evidenza le imperfezioni (non a caso, in origine, i primi video porno a colori erano girati con l’effetto calza per rendere tutto ancor più soffuso).

Ad ogni modo, gli occhiali di Google sembrano nelle corde dell’industria a luci rosse che, prima di tutto, cerca un’esperienza impiratabile (essendo il segmento audiovisivo più vessato di tutti dalla circolazione illegale e gratuita) e in seconda battuta insegue da sempre l’immedesimazione. In realtà, François Truffaut sosteneva che l’immedesimazione non si ottiene con le riprese in soggettiva, ma usando bene i personaggi e riprendendoli costantemente. Probabilmente Lee Roy Myers di Woodrocket non è a conoscenza di questo parere e poco gliene importa di personaggi e narrazione: “Se la qualità è alta e il materiale non troppo mosso è un’esperienza completamente nuova per lo spettatore. Possiamo avere riprese mai pensate in precedenza per i problemi di ingombro e piazzamento della videocamera”.

Joanna_AngelMa fino a qui potevamo arrivarci tutti. Il vero salto in avanti lo fa sempre Joanna Angel, la veterana del settore con una discreta esperienza sul campo, la quale nei Google Glass vede anche possibilità di fruizione di video porno durante l’atto sessuale. E la cosa, benchè porti con sè echi da fantascienza negativa, non la spaventa minimamente anzi: “Sarebbe come fare sesso al cinema mentre vedi un film. Fantastico!”.

LightUp

LightUp

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La nuova frontiera dei giochi educativi per bambini arriva sul mercato portando con sé una scarica di sani elettroni. Dopo aver passato anni a fare gli apprendisti architetti con i Lego, ora possono diventare degli autentici makers in modo semplice e divertente. Basta dargli in mano LightUp, una serie di moduli interattivi che consentono di creare circuiti semplici, ma non rudimentali. I diversi mattoncini son formati da batterie, LED, sensori di luce, bottoni, campanelli e tanti altri componenti che faranno del bimbo un piccolo seguace di Arduino, tanto più che le due piattaforme sono compatibili.

Grazie ai poli magnetici posti ai due lati dei blocchetti, basta avvicinare i pezzi tra loro per connetterli e iniziare a creare i circuiti. Vista l’assenza di fili e saldature i mattoncini possono essere spostati continuamente permettendo al piccolo di sperimentare numerose configurazioni e di apprendere il funzionamento dell’elettricità fin dalla tenera età.

Come dicevamo, però, la semplicità d’uso non deve confondere: con LightUp è possibile creare circuiti di un certo livello come una lampada con un regolatore d’intensità e un telecomando a infrarossi che la controlla da lontano.

Se poi vogliamo proprio fare le cose per bene, ecco LightUp App, applicazione per iOS e Android che grazie alla realtà aumentata riconosce i pezzi del circuito, mostra sullo schermo il flusso di energia e segnala eventuali errori. Una sorta di tutorial dal vivo insomma che può sopperire alle scarse conoscenze dei papà poco hi-tech.

L’idea è nata dalla startup omonima fondata a Stanford, California, ed è ormai certo che verrà realizzata, avendo già superato i 50mila dollari di finanziamento richiesti su Kickstarter. Le prime consegne sono previste nel dicembre 2013 per un prezzo che va dai 39 dollari del Maker Mini Kit composto da sei pezzi ai 199 del Master Deluxe Kit, un armamentario che farà del piccolo un ingegnere informatico in piena regola. E quando ti ruberà il tuo Arduino non potrai lamentarti: te la sei cercata.

I “Volti dell’anima”di Paolo Lombardo

I “Volti dell’anima”di Paolo Lombardo

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Guidato da una vibrante intelligenza creativa, spirito artistico libero e anticonformista Paolo Lombardo, in arte “Pablo”, si distingue nel panorama giovanile dell’Arte contemporanea per un’estrosa ed intuitiva libertà d’immagini e colori che lo avvicinano alla lezione dei fauves  fra cui Matisse e dei grandi espressionisti come Kirchner.

Caratteristica fondamentale delle sue opere è il colore puro, distribuito istintivamente, su volti, luoghi e presenze reali ma che sono al tempo stesso simboliche, interpretate cioè dalla sua estrema sensibilità pittorica. “Nonostante la sua giovane età, manifesta un’ampia veduta “spazialista” che gli  permette di esprimere un fantasmagorico mondo popolato da quella fantasia evolutiva che non conosce confini” così lo ha definito recentemente il critico d’arte Aldo Albani.

Il suo campo d’azione è l’osservazione attenta, acuta e sensibile dell’umanità che lo circonda per poterne fare oggetto della sua pittura introspettiva. Così è interprete autentico dell’umanità perché riesce a trascrivere e fissare sulla tela in modo visibile quello che più, in ogni volto, lo colpisce. La sua mano è sicura: traccia contorni con linee precise e nette, stende campiture pregne di colore vivo, con sapienza spontanea utilizza segno e colore per creare un legame indissolubile tra l’apparenza e la sostanza.
La sua è l’arte può definirsi “vitale” di chi vive la necessità impellente di esprimersi e comunicare con l’altro di cui si fa da interprete, entrando così nei luoghi più reconditi dell’animo, quelli che un occhio “comune” non vede in apparenza. Così nascono i suoi ritratti, che contengono come uno scrigno l’anima di coloro che ne sono i soggetti, anima che come un dono prezioso, si offre a uno sguardo empatico come il suo. Con la loro forza catturano la nostra attenzione, ci pongono interrogativi, suscitano in noi la “con-passione” delle emozioni che esprimono.  Abbiamo incontrato il giovane artista in occasione dell’ultima esposizione personale a Via Margutta lo scorso aprile.

 

  Chi è “Pablo? Perché hai scelto questo nome, c’è un legame con il grande Pablo Picasso?

Pablo fu inizialmente un ricordo. Pablo fu una fuga da Paolo. Pablo fu la scelta di alcuni miei carissimi amici. Pablo fu un anche un personaggio che stava prendendo il sopravvento, fino a quando poi decisi di conoscere realmente me stesso. Riguardo a Picasso, noi poggiamo sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto.

 

Il tuo nome completo in realtà è “Pablo è vivo”. Un inno alla vita?

Inno alla vita. Indubbiamente. Citare una poesia di un grande uomo mi sembra ora più che mai indispensabile. Non si può giungere all’alba se non passando per l’oscurità. Scrissi infatti un’autobiografia segreta sui periodi più bui della mia vita. Fu molto doloroso. Ma mi aprì le porte alla liberazione interiore. Il passato se scritto, si separa e non grava più sul presente. Le fasi di tale processo di scrittura sono 4. Azioni eclatanti e non, vissute o subite durante l’infanzia e adolescenza. Sensazioni dell’epoca. Considerazioni tratte all’epoca. Considerazioni attuali.  Ora Pablo è vivo.

 

 Come e perché hai iniziato a dipingere? Qual è stato il tuo percorso artistico?

Il mio primo quadro fu su Aushwitzh. Dipinsi una città in bianco e nero. E fuori dalle mura un mondo colorato. Quella fu per me a 14 anni la shoàh. A scuola non studiavo molto così per prendere il diploma vissi un anno intero in Calabria tra due mie zii, Luigi Carrera un maestro carrozziere che fu per me un maestro di vita e da mio zio Giovanbattista Fonti, pittore e architetto che lo fu di pittura. Ero in quelle stanze piene di tele, vivevo la sezione aurea, il colore puro e intenso, l’odore di acrilico e olii. Dopo di che finito il liceo iniziai a dipingere volti di sfuggita in metropolitana a Milano. Li consegnavo alla gente senza aspettarmi nulla in cambio. Il Magli un pittore che all’epoca aveva uno studio all’interno della Stecca degli Artigiani nel quartiere isola a Milano mi diede uno spazio. Li dipingevo con Badoo e Giovanni due pittori. Successivamente a un brutto periodo durato alcuni anni, fu invece mia zia Lina Lombardo, pittrice diplomata all’accademia d’arte di Brera, che mi riavviò alla pittura regalandomi la teoria dei colori di Itten.

 

 Cos’è l’arte per te? Cosa pensi sia davvero “innovativo” nella tua pittura?

L’arte è tutto ciò che si vuole fare. Questa non è un innovazione, è seguire semplicemente le proprie intuizioni.

 

   La tua ultima mostra si intitola “Volti dell’anima”. Come scegli i tuoi soggetti?

Dipingo. Volti e non solo. Comunque volti dell’anima nacque da un’idea di un giovane passante al quale feci un ritratto o quadro che lui definì essere la sua anima. Da lì volti dell’anima. Io scelgo persone che vogliono migliorare la propria vita. Ho il sesto senso. Io definisco tali persone anime in cammino.

 

 “Action painting”,si chiama così il genere a cui ti rifai?

Veramente l’action painting è sempre, forse perché dipingo sempre allora ;-) .

 

  A quale ritratto sei più legato e perché?

In fondo non dimentico l’importanza di tutti gli altri.

Comunque quello a cui sono più legato è il volto di Cristina la mia ragazza, il mio amore vero.

 

 Dove potremo vederti ancora in esposizione?

Se vi va di viaggiare forse a New York. E soprattutto se potrò viaggiare io.

 

 Cosa ti aspetti dal futuro? Sogni?

DARE FELICITA’, EMOZIONANDO IL MONDO CON LA MIA PITTURA. Ma non solo attualmente sto scrivendo un libro.

 

 

 

“Ecologica/Mente”

“Ecologica/Mente”

locandina

Sarà in mostra fino al 31 maggio presso i Magazzini dell’Arte Contemporanea di Trapani, la mostra collettiva “Ecologica/Mente” a cura di Anna Mola. Oltre 40 opere di artisti italiani e internazionali, come Øystein Aspelund, Iolanda Di Bonaventura, Lieven Engelen, Adriano Ficarelli, Michele Franceschini, Francisco Provedo e tanti altri, si confronteranno sul tema dell’ecologia. In particolare verrà affrontato il delicato rapporto tra uomo e natura, argomento ormai tra i più dibattuti degli ultimi 20 anni, tanto da essere tema dominante del prossimo “Expo 2015”.

La mostra vuole ritornare ad una concezione originaria del termine “ecologia”, inteso come rapporto spontaneo tra l’uomo e l’ambiente circostante, in un contesto difficile come quello attuale minato dall’inquinamento, le deforestazioni e l’impoverimento delle risorse.

Attraverso la pittura, la fotografia e la scultura gli artisti danno una personale interpretazione della relazione tra uomo e ambiente, interpretandola attraverso le proprie tecniche soggettive. L’uomo nella natura e la natura dell’uomo, sono le due chiavi di lettura attraverso cui contemplare le varie manifestazioni artistiche mostrando quanto il loro rapporto possa essere intenso e condizionato.

Gli esiti di queste ricerche artistiche mostrano quanto possa essere pericoloso separare la strada dell’uomo da quella della Terra, quanto il primo possa essere invasivo e la seconda devastante, quanto sia fondamentale trasformare la separazione in integrazione.