Niente disegno o altri fronzoli, solo lunghe file di lettere che denunciano la decadenza delle nostre cittá
Di se stesso non dice nulla, come in voga tra gli artisti di strada, primo tra tutti Bansky, il writer invisibile. Eppure Mobstr lavora solo con le parole. I suoi graffiti sono p`rivi di disegni o colori, sono solo lunghe file di lettere che denunciano il cattivo gusto che pervade le nostre cittá.

*L’espressione é naturale, il cemento no.*
Piú che graffitaro infatti, Mobstr potrebbe essere definito un comunicatore, un uomo che twitta i suoi messaggi sui muri cittadini. Come un essere onnipotente che guarda il mondo dall´alto, il writer ironizza sulle periferie disagiate osservando che le tinte dei muri sono brutte, definendo l´entrata dei sottopassaggi pedonali come l`ingresso dell´inferno o facendo il verso ai Pink Floyd. Memorabile infatti l´enorme muro su cui ha scritto “Just a brick in the wall” su ogni singolo mattone di un muro, parodiando Another brick in the wall, celebre canzone dell´album culto The Wall.


*Queste cose rendono la mia vita difficile*
Molto piú asciutto con le parole che con le bombolette, l´artista si definisce “Un uomo di poche parole, a meno che non vadano scritte sui muri.” e poi racconta come é nato il suo nome : “Ho scelto di chiamarmi cosí perché come i veri criminali (mobster in inglese) anch´io faccio cose illegali, solo che nel mio caso consistono nel dipingere sui muri senza permesso, senza far parte di una gang.”

Meno spettacolare di Bansky ma non per questo meno arguto nel cogliere le dissonanze che ci circondano, la sua é una protesta contro il cattivo gusto che urla senza far rumore, che ha in quelle lettere applicate con gli stencil una controparte della pubblicitá. Un modo efficace per farci notare lo suqallore in cui viviamo e magari muoverci all´azione.
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