Dropis, il baratto per superare la crisi

Il progettodi una startup italiana: costruire una piattaforma in cui la gente si scambia lavoro per beni e servizi. Ecco cosa ci hanno raccontato

Dropis, il baratto per superare la crisi

“Mi piacerebbe che una persona avesse un giorno la possibilità di vivere con i dropis senza mai toccare l’euro. Stiamo lavorando per questo”. Sebastiano Scròfina, 28 anni come l’altro co-fondatore di Dropis (gocce in islandese), Leonardo Dario Perna, risponde così quando gli chiedo quale futuro sogna per la propria startup, una piattaforma in cui ci si scambia lavoro o prodotti tramite una moneta virtuale. Il pensiero va subito ai Bitcoin, ma i dropis sono molto diversi: “Sul piano economico l’obiettivo di Bitcoin è creare un oro digitale, con la relativa scarsità che lo mette al riparo dall’inflazione, e rendere anonimo il proprietario. Noi invece vogliamo mettere in comunicazione persone con nome e cognome, chi ha capacità produttive con chi ha esigenza di consumo”.

Scròfina e Perna sono due sviluppatori free lance che si sono conosciuti otto anni fa in un forum in cui si studiavano sistemi monetari alternativi. A fine del 2011 hanno iniziato a lavorare a una piattaforma basata sul baratto asincrono. Su Dropis, on line da qualche giorno come app di Facebook, è possibile offrire il proprio lavoro in cambio di una valuta virtuale da spendere per acquisire un altro servizio o prodotto. Un dropis equivale a un euro. Per confermare il valore di un lavoro o prodotto esiste un meccanismo di verifica sociale. Sebastiano mi ha aiutato a capire il progetto.

Qual è la vision di Dropis?

“Stiamo attraversando una crisi che non è legata alle capacità produttive o alle necessità di consumo. La crisi è nel mezzo ed è tutta economica. Ci sono nelle falle di design nel sistema a cui proviamo a rispondere con l’evoluzione tecnologica. Nel campo del denaro la tecnologia non ha ancora prodotto un’evoluzione e l’economia non ha una soluzione al proprio interno per la crisi. Noi siamo convinti che la via d’uscita possa offrirla la tecnologia”.

Carte di credito e PayPal hanno già cambiato forma alla moneta. Cosa ti fa pensare che sia il momento giusto per abbandonarla?

“Finché qualcosa funziona non si cambia, ma noi siamo ora nel momento in cui il sistema inizia a inclinarsi. La gente non arriva più a fine mese e iniziano a esplodere i circuiti di baratto, come è già avvenuto in Grecia (ne hanno parlato recentemente New York Times e Bbc). L’euro non è l’unico modo per acquistare le cose. Se nella busta paga non ci sono più i soldi, questo non significa che una persona non sia più in grado di lavorare. Può ancora scambiare il proprio lavoro con altre persone della propria cerchia sociale”.

Pensate a dropis come a una moneta virtuale?

“No, ma in futuro potrebbe anche diventarlo. Per ora siamo all’un per cento delle potenzialità e siamo solo una piattaforma. Non siamo in competizione con l’euro”.

Abbiamo parlato tempo fa di Reoose. È un vostro competitor? Chi sono i rivali di Dropis?

“Reoose, come Barterquest, si occupa di oggetti usati, noi invece di cose che possono essere prodotte in serie o servizi comunque destinati a durare.

La nostra ottica è trasformare questo in una modalità integrante della vita delle persone”.

In pratica suggerite di scambiare lavoro con lavoro.

“Il lavoro non è solo la busta paga, ma anche fare qualcosa di utile a chi ti circonda e questo implica una rieducazione. Un cambiamento simile a quello avvenuto nel mondo dei media, in cui si è consumatori siamo diventati anche produttori. Certo, chi è sempre stato abituato a eseguire ordini avrà dei problemi, ma noi sosteniamo che chiunque può produrre”.

Avete già degli investitori? Ne cercate?

“Abbiamo ricevuto un finanziamento da qualche decina di migliaia di euro da alcuni angel e a breve puntiamo a un seed”.

Qual è il modello di businees?

“Per ora stiamo lavorando sul prodotto, il nostro obiettivo è avere persone che usino questa cosa e che sia utile. Poi sulla base delle metriche che avremo decideremo come procedere. Possiamo replicare eBay o fare qualcosa di originale. Stiamo costruendo uno strumento che fa risparmiare qualcosa alle persone e questo moltiplicato per tutti gli utenti assume un valore che possiamo monetizzare”.


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